Ritualità

Corpus Domini

Processione delle Pulci

LE PULCI PRENDONO ARIA

 

di Paola Mercurelli Salari

 

QUI L'ORIGINALE AssisiMia

 

Sin dal tardo Cinquecento, con il diffondersi delle liturgie post tridentine, anche ad Assisi la solennità del Corpus Domini fu particolarmente sentita, tanto da esser celebrata fino agli anni Trenta del secolo scorso con ben otto processioni.  La prima si teneva al tramonto del giovedì successivo alla domenica dopo la Pentecoste, giorno fissato dal calendario liturgico per la solenne ricorrenza. 

Il corteo si snodava dalla cattedrale di San Rufino alla basilica di San Francesco; il Sacramento, custodito in un prezioso ostensorio sorretto dal vescovo, percorreva il principale asse viario cittadino – via San Rufino, piazza del Comune, via San Francesco – accompagnato dal clero e dalle confraternite, accolto dal lancio di petali e da qualche tappeto di fiori. I più importanti palazzi venivano per l’occasione parati a festa con raffinati drappi e bandiere appesi ai balconi e alle finestre.

La domenica seguente si teneva la cosiddetta Processione delle Pianete belle, poiché l’intero clero diocesano vi prendeva parte indossando antichi paramenti liturgici.

Il giovedì successivo si svolgeva quella dell’ottava del Corpus Domini, così chiamata non solo perché coincidente con l’ottavo giorno dopo la solenne festività religiosa, ma anche numericamente ottava nella successione dei cortei religiosi previsti nella settimana. Negli altri giorni, infatti, il Sacramento era mostrato per i vicoli dei singoli quartieri cittadini. L’ultimo ad essere visitato, nell’ottavario appunto, era il rione di Porta Perlici, storicamente zona tra le più popolose della città. Qui il Sacramento era accolto da variopinti tappeti di fiori e dall’esposizione alle finestre di semplici coperte multicolori, umile e popolare alternativa ai sontuosi apparati predisposti nelle dimore signorili una settimana prima.

Dal nome dei piccoli ed indesiderati ospiti, che talora abitavano tra le coltri delle povere famiglie della zona, discende l’appellativo di Processione delle Pulci, l’unica ad essere sopravvissuta delle otto iniziali perché profondamente radicata nell’animo degli abitanti della parte alta della città.

Lo spopolamento di molti quartieri ha determinato, infatti, nel corso del secolo la scomparsa delle processioni nelle singole parrocchie, mentre lo spostamento sancito nel 1977 dal giovedì alla domenica della festività del Corpus Domini ha determinato l’accorpamento della prima processione con quella delle Pianete belle. 

Per molti anni ancora, tuttavia, la domenica successiva, seguendo la secolare scansione dell’ottavario, via Porta Perlici, via Montecavallo, vicolo Bovi si sono ricoperte di infiorate multicolori. Attorno al 2008 si è voluta anticipare la Processione delle Pulci alla domenica del Corpus Domini, cancellando così una tradizione secolare che sopravvive ormai solo nel nome e nell’entusiasmo degli abitanti sempre più anziani che cercano di mantenerla viva.

Nei giorni che precedono la ricorrenza si avvia la raccolta; nelle tiepide serate della tarda primavera i vicoli si animano del vociare di quanti sono intenti a dividere petali e corolle, a pelar e a sminuzzare, mentre lunghe discussioni accompagnano la scelta dei disegni da proporre: soggetti figurati, sovente tratti dalle più importanti pagine di pittura medievale cittadina, si alternano a sontuosi motivi geometrici.

 

La domenica “delle Pulci” fiori freschi e profumati – rose, margherite, acacie, erica, ginestre in profusione – sono sapientemente mescolati ad altri appositamente seccati e triturati, al finocchio, all’assenzio, al sambuco per comporre il tema prescelto con straordinaria armonia compositiva e cromatica. È una giornata frenetica in cui ciascun residente della via partecipa con entusiasmo all’impresa collettiva e, quando tutto sembra finito, preserva l’opera compiuta da aliti improvvisi di vento o da irriverenti calpestii nell’attesa che passi la processione con il Santissimo Sacramento. Solo in quel momento, infatti, lo scopo dell’infiorata sarà compiuto e la sua effimera bellezza, prima custodita e vigilata, potrà essere calpestata da chiunque. Dei tappeti la sera non resta più nulla e delle “pulci” speriamo si preservino ancora a lungo il rito e la memoria.



 

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