L'arte del telaio

Museo-laboratorio di tessitura a mano Giuditta Brozzetti (Perugia)


Trama e ordito. Un liccio si solleva, la spoletta attraversa la trama, un'altro liccio che si solleva, un'altra spoletta che scorre. Storie che si intrecciano come fili, di seta, lino o cotone, tesi su un telaio.

Telai che si "animano" mossi da piedi umani, telai che disegnano per mano alla perizia del tessitore e altri che "leggono" un sistema binario grazie alla macchina jacquard, una delle prime cause di sciopero tra gli operai tessili nel XIX secolo.
Una navata che non accoglie le solite panche da chiesa, ma macchine tessili, in funzione per ricordare all'inarrestabile marcia del progresso che l'artigianato sopravvive a fatica, che produce arte e fa crescere cultura, nonostante il sempre crescente disinteresse di chi potrebbe fare di più.

Stile gotico e finestroni di architettura industriale si mescolano in una mélange unica. È la chiesa di san Francesco delle Donne a Perugia, da romitorio di san Francesco  a convento di Benedettine, asilo per fanciulle povere, fino a cambiare la sua "ispirazione religiosa" in "industriale" diventando sede di una fabbrica di ceramiche, fino a diventare museo - laboratorio Giuditta Brozzetti.

Si tratta di un museo vivo, un museo che ha stoffa. 

Giuditta Brozzetti, insegnate elementare, incontrando le famiglie contadine dei suoi alunni, scoprì l'esistenza di un artigianato tessile "underground", lo raccolse  e ne fece un'esposizione. Per poi decidere, nel 1921 di iscriversi all'Albo degli Artigiane iniziando la sua avventura di tessitrice. Oggi il sogno prosegue grazie alla nipote Clara Baldelli Bombelli Cucchia e la pronipote Marta Cucchia.

Il genio e la creatività del tessitore fecondano le lane, i lini, le sete e ne generano disegni unici. Un amplesso da cui esplodono figure fantastiche, grifoni, l'araba fenice che risorge dalle proprie ceneri, leoni che vengono dal passato, unicorni, chimere  e fiori di ogni specie. Una tessitura iconografica e colta, ma anche "contadina", rustica, come le molte tovaglie che ci riportano al girovagare di Giuditta Brozzetti per le campagne perugine, quando ogni casa aveva un appezzamento di terra, anche piccolo, coltivato a lino. Una tradizione, anche questa, che viene da molto lontano ed è sopravvissuta nelle abitudini agresti.

Oggi, l'estro di Marta, alimenta la volontà di andare avanti, di fare ricerca e, con molta pazienza e tanto lavoro, permettere ai tessuti dipinti negli affreschi di Giotto, sulle tele del Perugino di prendere vita e mischiarsi al caos del mondo contemporaneo.